Dr. Luigi Vanoni: “La medicina di montagna nell’ambito della CCM”

Dal notiziario di dicembre 2025 della sezione del CLUB ALPINO ITALIANO a cui sono iscritto – MALNATE (VA).
INTERVISTA
“Dr. Luigi Vanoni: “La medicina di montagna nell’ambito della CCM (Commissione Centrale Medica del Club Alpino Italiano)”
Grazie 🙏 al Presidente della sezione, Sig. Paolo Albrigi e a tutti i soci del CAI MALNATE
Buona montagna 🏔️ e fantastico 2026 a tutti! 🍾 🥂

Abbiamo intervistato il dottor Luigi Vanoni, vicepresidente della Commissione Centrale Medica del CAI (2020–2025) e socio della nostra sezione.

Lo ringraziamo per l’attenzione che ci ha concesso e soprattutto per l’importante e appassionata attività che ha svolto in seno a questo importante organo centrale del CAI.

Nel panorama del Club Alpino Italiano , la Commissione Centrale Medica (CCM) rappresenta da decenni un punto di riferimento per la promozione della salute e della sicurezza in montagna. Tra il 2020 e il 2025, Luigi Vanoni, medico di montagna, socio della Federazione Medico Sportiva Italiana ha ricoperto il ruolo di Vicepresidente della Commissione, contribuendo a numerosi progetti, ricerche e iniziative di formazione. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere i momenti chiave di questo mandato e parlare del futuro della medicina di montagna.

Dottor Vanoni, come nasce il suo impegno nella Commissione Centrale Medica del CAI?

Ho iniziato a collaborare con la CCM perché vedo in essa un luogo dove la mia esperienza di medico di montagna, di alta quota e di preparazione atletica, poteva trovare una naturale applicazione. Quando nel 2020 mi è stato chiesto di assumere la vicepresidenza, ho accettato con entusiasmo: era un periodo complesso, segnato dalla pandemia, ma anche un momento in cui il tema della salute e della prevenzione in montagna stava assumendo un’importanza crescente. Il mio obiettivo è stato quello di collegare la medicina alla pratica quotidiana dei soci del CAI, creando un ponte tra conoscenza scientifica e attività sul terreno.

Quali sono stati i principali ambiti di intervento della Commissione durante il suo mandato?

Abbiamo lavorato su diversi fronti, che potrei riassumere in cinque grandi aree:

  • Promozione della salute e della medicina di montagna;
  • Collaborazioni e sinergie con altri enti e commissioni;
  • Divulgazione e comunicazione;
  • Valutazione e prospettive future;
  • Formazione e certificazione sanitaria dei titolati CAI.

Ognuna di queste aree ha richiesto un intenso lavoro di squadra e una visione integrata tra aspetti tecnici, associativi e culturali.

La salute in montagna è un tema centrale nel vostro lavoro. Come lo avete declinato?

La montagna è un ambiente straordinario, ma richiede rispetto e consapevolezza. Negli anni abbiamo promosso diverse iniziative dedicate all’alta quota, all’adattamento all’altitudine e alla prevenzione delle patologie da ipossia. Ricordo, tra le altre, la “Giornata dell’Ipertensione Arteriosa nei Rifugi del CAI”, le varie edizioni di “Una Montagna di Salute”, la creazione del “Pocket Health Information” e il mio articolo “Alta Quota”, pubblicato come contributo divulgativo della Commissione. L’obiettivo è sempre stato quello di trasmettere l’idea che la montagna non è solo performance, ma salute, benessere e prevenzione. Una corretta preparazione è la chiave per vivere l’esperienza in sicurezza.

La CCM ha stretto anche numerose collaborazioni. Ci racconta come si sono sviluppate?

Il lavoro di rete è stato fondamentale. Abbiamo collaborato con altre Commissioni del CAI, ma anche con società scientifiche e di ricerca. Tra tutte spicca il coinvolgimento della CCM – e mio personale, come rappresentante del CAI – nel progetto di studio K2-70, incentrato su alpiniste italiane e pakistane, prima e dopo il tentativo di ascensione del K2, “la montagna degli italiani” e seconda montagna più alta della Terra e . Il progetto si è svolto nel 2024, in occasione del 70° anniversario della prima ascensione della spedizione italiana del 1954. Durante il 1° Congresso


Alla CCM a Bologna (2022) ho presentato la relazione “Certificazione sanitaria – Prendiamoci cura dei Titolati”, per sottolineare questa visione integrata tra medicina, montagna e tutela della salute. Il progetto di certificazione sanitaria per i titolati del CAI, grazie alle due Commissioni di cui ho fatto parte, ha compiuto un notevole passo avanti. Spero che le prossime Commissioni proseguano su questa strada, consolidando il lavoro già svolto da noi.

Quanto è importante la comunicazione nella medicina di montagna?

Moltsissimo. La divulgazione è stata uno degli aspetti a cui ho dedicato particolare attenzione. Con le “Pillole del CAI” – Alta Quota, Escursionismo, Zecche – abbiamo cercato di portare contenuti medici al grande pubblico dei soci, con un linguaggio semplice e accessibile. Nel corso dei miei sei anni in CCM si è inoltre realizzato — e cresciuto nel tempo — un importante spazio interamente dedicato alla Commissione nel sito ufficiale del CAI: un evento di notevole portata in un’epoca di forte digitalizzazione della comunicazione. La pagina CCM è stata interamente gestita da me, e di questo sono particolarmente orgoglioso, perché ha rappresentato un canale diretto e costantemente aggiornato per diffondere contenuti medico-divulgativi ai soci e al pubblico. Un momento significativo è stato anche il Convegno per i 40 anni della CCM (Padova, 2024) e il Congresso CCM di Sulmona svolto a settembre 2025. Occasioni per condividere esperienze e guardare al futuro. Credo che una vera cultura della salute in montagna passi anche attraverso una comunicazione chiara, empatica e vicina ai soci.

Quali sono, a suo avviso, i punti di forza e le criticità di questo percorso?

Tra i punti di forza metterei senz’altro l’innalzamento – grazie a questi ultimi sei anni – del livello tecnico-scientifico della CCM, nonché la sua apertura verso la formazione pratica e il rafforzamento delle sinergie interne ed esterne al CAI. Non le definirei proprio criticità, ma necessità di porre attenzione affinché ci sia uniformità di dialogo, di intenti e di approcci comuni e condivisi, su un territorio così vasto come quello italiano: il CAI è una realtà ampia e diversificata, e servono tempo e risorse per consolidare i risultati. Anche la pandemia è stata una sfida importante, costringendoci a ripensare alla comunicazione in formato digitale e a gestire la ripresa delle attività in sicurezza.

Guardando al futuro, quali sono le priorità per la CCM e per la medicina di montagna?

Le linee guida, a mio avviso, sono chiare:

  • Consolidare i protocolli sanitari e renderli strumenti di riferimento a livello nazionale;
  • Ampliare la cultura della prevenzione, coinvolgendo anche escursionisti e camminatori, non solo alpinisti esperti;
  • Sfruttare le nuove tecnologie per la formazione e la telemedicina;
  • Collaborare più strettamente con le altre realtà, affinché la salute diventi parte integrante dell’esperienza CAI;
  • Investire nella ricerca applicata, monitorando gli effetti del cambiamento climatico e sviluppando nuovi strumenti per la medicina in quota.

In sintesi, che cosa le lascia questo mandato?

Mi lascia la convinzione che la medicina di montagna sia una medicina del futuro, capace di unire scienza, ambiente e cultura. La CCM ha dimostrato che il CAI può essere un vero laboratorio di salute, non solo un’associazione di appassionati. Il mio impegno – e quello di tutta la Commissione nei due mandati da me svolti – è stato quello di rendere la salute in montagna un valore quotidiano, accessibile a tutti i soci e parte integrante della nostra esperienza di uomini e donne di montagna.